Collezione Farnese - Museo Archeologico Nazionale di Napoli - Toro Farnese
Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

La Collezione Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è una delle più importanti raccolte di scultura antica conservate al mondo.

Formatasi a Roma durante il Rinascimento per volontà della potente famiglia Farnese, comprende alcuni dei capolavori più celebri del MANN, tra cui l’Ercole Farnese, il Toro Farnese, l’Atlante Farnese, l’Afrodite Callipigia, l’Artemide Efesia e il gruppo dei Tirannicidi.

La storia della raccolta è particolarmente affascinante perché unisce l’arte dell’antica Grecia e di Roma al collezionismo rinascimentale, alla famiglia di papa Paolo III e infine alla monarchia borbonica di Napoli.

La nascita della Collezione Farnese

La formazione della grande raccolta di antichità è legata soprattutto ad Alessandro Farnese, eletto papa nel 1534 con il nome di Paolo III.

Nel Cinquecento la riscoperta dell’arte classica era diventata uno degli elementi centrali della cultura rinascimentale. Le più importanti famiglie romane cercavano sculture, rilievi, iscrizioni e oggetti antichi per decorare palazzi e ville e per dimostrare prestigio, cultura e potere.

I Farnese riuscirono a creare una raccolta di eccezionale importanza attraverso:

  • scavi archeologici;

  • acquisti sul mercato antiquario;

  • acquisizioni di collezioni precedenti;

  • donazioni e lasciti;

  • reperti rinvenuti durante lavori edilizi a Roma.

Le opere furono inizialmente raccolte soprattutto nel monumentale Palazzo Farnese di Roma.

Palazzo Farnese e Michelangelo

Palazzo Farnese divenne una delle principali sedi della collezione.

La costruzione dell’edificio era stata iniziata da Antonio da Sangallo il Giovane e, dopo la sua morte nel 1546, i lavori furono proseguiti sotto la direzione di Michelangelo.

Le sculture antiche non erano concepite semplicemente come oggetti da museo: venivano integrate negli ambienti del palazzo e utilizzate per creare un continuo confronto tra la cultura classica e la nuova grandezza della famiglia Farnese.

Nel corso del Cinquecento la raccolta acquisì una fama internazionale e divenne una delle collezioni di antichità più ammirate di Roma.

Gli scavi delle Terme di Caracalla

Un momento fondamentale nella formazione della raccolta furono gli scavi delle Terme di Caracalla, iniziati nella metà del Cinquecento.

Tra il 1545 e il 1546 furono rinvenuti alcuni gruppi scultorei di dimensioni eccezionali destinati a diventare simboli della Collezione Farnese.

Tra questi figurano:

  • l’Ercole Farnese;

  • il Toro Farnese.

Le due opere provengono quindi da uno dei più grandi complessi termali della Roma imperiale e sono oggi tra i capolavori più conosciuti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’Ercole Farnese

L’Ercole Farnese è una delle statue più celebri dell’intera collezione.

La monumentale figura rappresenta Eracle – Ercole per i Romani – dopo aver compiuto le sue fatiche.

L’eroe appare stanco e appoggia il corpo alla clava, sulla quale è distesa la pelle del leone di Nemea. Dietro la schiena nasconde nella mano i pomi delle Esperidi, riferimento a una delle sue imprese.

La scelta di rappresentare Ercole nel momento successivo all’azione rende la statua particolarmente originale: non vediamo l’eroe mentre combatte, ma mentre recupera le forze dopo le sue imprese.

La scultura conservata al MANN è una copia romana derivata da un celebre modello greco attribuito a Lisippo.

La sua monumentalità e la straordinaria resa anatomica ne fecero già nel Rinascimento una delle opere antiche più ammirate d’Europa.

Il Toro Farnese

Ancora più spettacolare per dimensioni e complessità è il Toro Farnese.

Il gruppo rappresenta il supplizio di Dirce, episodio della mitologia greca.

Secondo il mito, i gemelli Anfione e Zeto vollero vendicare la madre Antiope, che era stata perseguitata da Dirce. La donna venne quindi legata a un toro destinato a trascinarla e ucciderla.

La composizione ruota intorno al grande animale, trattenuto dai due giovani mentre Dirce cerca disperatamente di sottrarsi al proprio destino.

Il gruppo raggiunge circa 3,70 metri di altezza ed è caratterizzato da una straordinaria complessità di figure, movimenti e punti di vista.

Fu rinvenuto nelle Terme di Caracalla e divenne immediatamente uno dei pezzi più prestigiosi della raccolta Farnese.

L’Atlante Farnese

Un altro capolavoro è l’Atlante Farnese.

La statua rappresenta il gigante Atlante inginocchiato sotto il peso della sfera celeste.

Secondo la mitologia greca, Atlante era stato condannato da Zeus a sostenere il cielo sulle proprie spalle.

La particolarità dell’opera è soprattutto il grande globo celeste sul quale sono raffigurate costellazioni e immagini dello zodiaco.

L’Atlante Farnese è quindi di enorme interesse non soltanto per la storia della scultura, ma anche per quella dell’astronomia antica, perché conserva una delle più importanti rappresentazioni del cielo giunte dal mondo classico.

L’Afrodite Callipigia

Tra le sculture più conosciute e curiose della collezione si trova l’Afrodite Callipigia, conosciuta anche come Venere Callipigia.

Il termine greco kallipygos significa letteralmente “dalle belle natiche”.

La dea viene rappresentata nell’atto di sollevare la veste e voltarsi per osservare la parte posteriore del proprio corpo.

La statua appartiene a un tipo iconografico sviluppatosi nel mondo ellenistico e conosciuto successivamente attraverso copie romane.

Il gesto elegante e sensuale ha reso la Venere Callipigia una delle opere più riconoscibili della Collezione Farnese.

L’Artemide Efesia

Molto diversa dalla tradizionale immagine greca della dea della caccia è l’Artemide Efesia.

La statua riproduce il particolare tipo cultuale della dea venerata nel celebre santuario di Efeso, nell’attuale Turchia.

La figura appare rigida e frontale, riccamente decorata con elementi simbolici e figure animali.

L’opera testimonia la grande varietà delle forme assunte dai culti antichi e mostra come una stessa divinità potesse essere rappresentata in modi profondamente differenti a seconda delle regioni e delle tradizioni locali.

I Tirannicidi

La collezione conserva anche il celebre gruppo dei Tirannicidi, formato dalle statue di Armodio e Aristogitone.

I due ateniesi divennero simboli della lotta contro la tirannide dopo l’uccisione di Ipparco nel 514 a.C.

Le statue del MANN riproducono il celebre gruppo greco realizzato da Kritios e Nesiotes all’inizio del V secolo a.C.

Le figure sono rappresentate durante l’azione, con i corpi proiettati in avanti e le braccia preparate al colpo.

Il gruppo è particolarmente importante per comprendere il passaggio dalla rigidità dell’arte arcaica alla maggiore naturalezza e dinamismo della scultura greca di età classica.

Filosofi e uomini illustri

Una parte significativa della Collezione Farnese è formata da ritratti di filosofi, poeti, uomini politici e personalità del mondo antico.

Tra questi si trova anche la celebre doppia erma con i ritratti di Erodoto e Tucidide, due dei più importanti storici dell’antichità.

Questo interesse per i ritratti di uomini illustri riflette perfettamente la cultura del Rinascimento.

Gli umanisti e i grandi collezionisti cercavano infatti nelle figure dell’antichità modelli di sapere, virtù politica e prestigio culturale.

Fulvio Orsini e l’ampliamento della raccolta

Un ruolo importante nell’arricchimento delle collezioni Farnese fu svolto dall’umanista Fulvio Orsini.

Studioso, bibliotecario e antiquario legato alla famiglia Farnese, Orsini possedeva una prestigiosa raccolta di ritratti antichi, gemme, monete e altri oggetti.

Alla sua morte, nel 1600, gran parte della sua collezione passò ai Farnese.

Questo lascito contribuì ad ampliare ulteriormente una raccolta che ormai comprendeva non soltanto monumentali statue, ma anche oggetti di dimensioni molto più piccole e di grande raffinatezza.

Dalla famiglia Farnese ai Borbone

Nel XVIII secolo la dinastia Farnese si estinse nella linea maschile.

L’ultima erede della famiglia, Elisabetta Farnese, era regina di Spagna e madre di Carlo di Borbone.

Quando Carlo conquistò il Regno di Napoli nel 1734, ereditò quindi anche il patrimonio artistico della famiglia materna.

Iniziò così il progressivo trasferimento verso Napoli delle collezioni Farnese conservate tra Parma e Roma.

Il progetto fu continuato dal figlio Ferdinando IV, sotto il quale le grandi sculture romane furono trasferite definitivamente nella capitale del Regno.

Il trasferimento delle statue a Napoli

Lo spostamento delle monumentali sculture Farnese da Roma a Napoli fu un’operazione estremamente complessa.

Molte opere avevano dimensioni e peso considerevoli e alcune erano state integrate o restaurate già nel corso del Rinascimento.

Alla fine del Settecento numerose statue furono sottoposte a nuovi interventi, soprattutto dallo scultore Carlo Albacini, prima di essere sistemate nelle collezioni reali.

Le opere furono inizialmente distribuite tra diverse residenze borboniche.

Con la creazione del Real Museo Borbonico, inaugurato nel 1816 nell’attuale sede del MANN, la grande raccolta scultorea trovò progressivamente la propria collocazione definitiva.

Una collezione antica e rinascimentale allo stesso tempo

Uno degli aspetti più interessanti della Collezione Farnese è il suo doppio valore storico.

Le opere raccontano naturalmente il mondo greco e romano, ma la raccolta racconta contemporaneamente anche il Rinascimento.

La scelta delle statue, il modo nel quale furono restaurate, le collocazioni nei palazzi della famiglia e l’interesse degli umanisti mostrano infatti come il Cinquecento europeo reinterpretò e utilizzò l’arte dell’antichità.

Visitare la Collezione Farnese significa quindi osservare contemporaneamente due epoche: il mondo classico che produsse le opere e il Rinascimento che le riscoprì.

Le Gemme Farnese

Accanto alle grandi sculture esiste un altro straordinario nucleo della collezione: le Gemme Farnese.

Cammei e pietre incise passarono attraverso alcune delle più prestigiose collezioni europee prima di giungere alla famiglia Farnese e successivamente a Napoli.

Il capolavoro più celebre è la Tazza Farnese, grande coppa in agata sardonica di età ellenistica.

Per approfondire questa particolare raccolta:

MANN: la Collezione di Gemme

Cosa non perdere nella Collezione Farnese

Tra le opere più importanti da osservare durante la visita figurano:

  • l’Ercole Farnese;

  • il Toro Farnese;

  • l’Atlante Farnese;

  • l’Afrodite Callipigia;

  • l’Artemide Efesia;

  • il gruppo dei Tirannicidi;

  • la doppia erma di Erodoto e Tucidide;

  • l’Apollo citaredo;

  • i ritratti di filosofi e uomini illustri.

La raccolta comprende naturalmente molte altre opere e permette di seguire diversi aspetti della scultura greca e romana attraverso copie, rielaborazioni e creazioni di età imperiale.

La Collezione Farnese nel MANN

Oggi la Collezione Farnese occupa un ampio settore del piano terra del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’allestimento permette di distinguere i diversi nuclei della raccolta e di comprendere la storia delle opere, dal loro contesto antico alla riscoperta rinascimentale e al successivo trasferimento a Napoli.

La Collezione Farnese costituisce, insieme ai reperti provenienti da Pompei, Ercolano e dagli altri siti vesuviani, uno dei due grandi nuclei storici sui quali si è formato il MANN.

Per conoscere la storia complessiva del museo e le altre raccolte:

Museo Archeologico Nazionale di Napoli: storia e collezioni


Fonti e aggiornamento: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN; Ministero della Cultura. Informazioni storico-artistiche verificate il 21 agosto 2026.

Pompei Online è un'idea di Tiberio Gracco 
P.IVA 05674470652