Palestra Grande di Pompei
16 aprile 2025 - 31 gennaio 2026
Cosa significava essere una donna a Pompei? La città campana e il suo straordinario stato di conservazione si pongono ancora una volta come osservatorio privilegiato per conoscere aspetti della vita quotidiana delle donne e della posizione che esse occupavano nella casa e nella società romana.
Affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso ci offrono informazioni preziose sulla vita e le attività di un universo femminile fondamentale per il buon funzionamento della comunità. Tutte le categorie femminili vi sono documentate: matrone, liberte, schiave; tutti i ruoli familiari: mogli, figlie, concubine; tutte le fasi della vita: nascita, infanzia, matrimonio, maternità, morte.
A questo mondo femminile composito e ricco di sfaccettature è dedicata la nuova mostra “Essere donna nell’antica Pompei”, che sarà inaugurata alla Palestra Grande di Pompei il prossimo 16 aprile.
Le donne a Pompei svolgevano una varietà di ruoli, attività e avevano abitudini che si possono ricostruire grazie alle scoperte archeologiche.
Ruolo:
- Matrone di alto rango potevano utilizzare carri cerimoniali, come il pilentum a quattro ruote rinvenuto a Civita Giuliana, per cerimonie. Questo tipo di carro era anche usato da sacerdotesse e vestali, e da fanciulle per le nozze.
- Nella società romana, e quindi a Pompei, il matrimonio era un aspetto fondamentale, come si evince dalla menzione delle trasformazioni sociali che riguardavano anche il matrimonio.
- Atena a Pompei era vista come una divinità protettrice legata alla rigenerazione del corpo civico attraverso il normativo passaggio della fanciulla a sposa.
- Le donne ricche potevano avere una schiava (ornatrix) preposta al compito di aiutarle a imbellettarsi.
Attività:
- Le donne, sebbene più raramente degli uomini, potevano svolgere attività fisiche, ginnastica e giochi nelle palestre annesse ai complessi termali.
- Nelle case, le donne si dedicavano presumibilmente alle attività quotidiane, come suggerito dal ritrovamento di vasellame in terracotta impiegato per tali scopi.
- Le donne amavano molto imbellettarsi.
- Le donne romane usavano capelli finti e tinture per capelli, prediligendo il colore biondo.
- Il parto era un momento delicatissimo nella vita delle donne, con un'alta mortalità infantile e rischio di morte per le madri.
- Le donne tenevano alla cura del corpo e frequentavano i complessi termali pubblici e privati.
- Alcune fonti menzionano il ruolo delle donne nelle elezioni municipali di Pompei, suggerendo una loro partecipazione, seppur forse limitata, alla vita politica.
- Le donne potevano portare con sé gioielli (anelli, collane, bracciali, orecchini e gemme) nel tentativo di fuggire dall'eruzione, sia come forma di ricchezza che per affetto.
Abitudini:
- Le donne tenevano molto alla cura del corpo, come dimostra la frequenza dei complessi termali.
- L'uso di olio misto a estratti profumati o olio e sabbia finissima per la detersione era una pratica comune. L'olio e la sabbia venivano poi rimossi con degli strigili.
- Le donne amavano usare cosmetici per migliorare il proprio aspetto.
- Indossavano gioielli, che nella società pompeiana erano caratterizzati da un rilievo plastico piuttosto che da una grande finezza di esecuzione.
- Le abitudini legate alla casa e al modo di abitare erano significativamente diverse da quelle moderne.
- Le donne potevano frequentare le terme.
- Le donne di rango elevato potevano possedere e frequentare le ville di lusso.
È importante notare che la conoscenza della vita delle donne a Pompei è spesso mediata dalle scoperte archeologiche e dalle interpretazioni degli studiosi. Tuttavia, i reperti e le testimonianze pittoriche e di altro tipo offrono uno spaccato significativo dei loro ruoli, attività e abitudini nella società pompeiana.
Fonte: Parco Archeologico di Pompei